Verso l’8 marzo 2018: mobilitazione femminista internazionale

Posted on Nov 30, 2017


Dopo aver partecipato alla splendida manifestazione di sabato 25 novembre a Roma, lanciata dal movimento Non Una Di Meno, domenica eravamo presenti all’assemblea nazionale. Abbiamo un Piano Femminista Antiviolenza, uno splendido Piano particolarmente avanzato per ciò che riguarda l’analisi e la proposta politica.

Un Piano che in una logica di intersezionalità declina la violenza in diversi ambiti e al contempo individua le diverse forme di violenza della società patriarcale, non solo di genere, ma anche di provenienza, di classe sociale, di cultura.
L’assemblea è stata molto partecipata e numerosi sono stati gli interventi di compagne e compagni che hanno individuato azioni e proposte su come attuare ogni rivendicazione inserita nel Piano.
Centralità è stata data alla mobilitazione per lo sciopero internazionale dell’8 marzo 2018 in seguito all’appello lanciato dalle compagne argentine di Ni Una Menos, che è stato letto e fatto proprio dall’intera assemblea di NUDM.

Abbiamo voluto portare un nostro contributo sottolineando l’importanza di una mobilitazione femminista contro la violenza dei confini sui corpi delle e dei migranti, contro le doppie violenze subite dalle donne migranti, in quanto donne ed in quanto migranti. Una mobilitazione necessaria da subito per irrompere nel dibattito politico con una visione antirazzista e antisessista e capace di aggregare anche attorno allo sciopero dell’8 marzo.
Da sempre come CSA Grotta Rossa ci siamo mobilitate/i per la libertà dei generi, dei corpi e del movimento e continueremo a farlo anche nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
Libere di Muoverci, Libere di Restare! #nonunadimeno #abbiamounpiano

 

APPELLO “NI UNA MENOS” PER L’8 MARZO 2018

“Noi, donne del mondo, siamo nel pieno di un processo di rivoluzione esistenziale. L’8 marzo del 2017 ci siamo unite, e abbiamo assunto una misura di forza: abbiamo fatto il primo sciopero internazionale delle donne, con un’articolazione transnazionale, multilinguistica ed eterogenea, in 55 diversi Paesi. Abbiamo cominciato a tessere la trama di un nuovo internazionalismo. Ci siamo costituite come soggette rivoluzionarie inattese a livello globale e abbiamo sfidato ogni forma di sfruttamento, razzismo e crudeltà dal punto di vista di un’etica femminista che ha come proprio centro una politica della vita, e non del sacrificio. Per noi ogni corpo, ogni esistenza conta. Mettiamo in pratica qui e ora il mondo in cui vogliamo vivere.
Diciamo Non Una di Meno come segno di una trasversalità che coniuga le melodie di rivoluzioni passate e la tenacia delle lotte femministe. Abbiamo messo in circolazione una forma di potere che si dissemina come un virus e germoglia al cuore delle organizzazioni politiche e sociali, aprendo spazi di democratizzazione e sfidando le retoriche dell’impotenza; rompe l’ambito domestico come confinamento; trasforma il dibattito sindacale; attiva e moltiplica le resistenze all’interno della produzione e delle economie popolari; radicalizza la lotta contro l’estrattivismo e contro ogni forma di spossessamento; fa irruzione nell’industria dello spettacolo; pervade i linguaggi artistici; mette in tensione le lingue sedimentate, per obbligarle a nominare esistenze e identità nuove, contesta il controllo della finanza sul nostro quotidiano; esplode nelle piazze e nei letti. Nulla è immune alla rivoluzione femminista; la marea avanza e si ritrae, si diffonde carsicamente e si propaga come una scossa che produce nuova forza.
Noi scioperiamo perché ci sospinge questa marea, a sua volta nutrita dalle nostre rivolte.

Scioperiamo e fermiamo il mondo per negare radicalmente ogni naturalità alla violenza e a tutte le forme di sfruttamento. Scioperiamo contro la crudeltà che prende i nostri corpi come prede di conquista. Scioperiamo contro il razzismo e contro ogni forma di appropriazione dei nostri corpi e dei territori in cui viviamo. Scioperiamo in difesa delle nostre vite e delle nostre autonomie. Scioperiamo per inventare un tempo nuovo, in cui il nostro desiderio disegni un altro modo di vivere sulla terra.
Il nostro sciopero non è solo un evento, è un processo di trasformazione sociale e di accumulazione storica di forze insubordinate che non può essere imbrigliato nelle regole della democrazia formale. Il nostro movimento eccede costitutivamente l’esistente, attraversa frontiere, lingue, identità e scale per costruire nuove geografie, radicalmente diverse rispetto a quelle del capitale e dei suoi movimenti finanziari.

Contro la divisione sessuale e razzista del lavoro; contro il dominio della finanza sulla vita; contro la produzione di corpi e vite di scarto; contro il puritanesimo con cui pretendono di neutralizzare le nostre sperimentazioni; contro i tentativi di appropriazione neoliberale delle nostre rivendicazioni; contro il pinkwashing delle multinazionali; contro gli immaginari e le pratiche machiste nei media; contro securitarismo e politiche meramente penali, che pretendono di disciplinare e moralizzare in nostro nome; contro la repressione, la criminalizzazione e la demonizzazione delle nostre lotte: contro tutto questo noi scioperiamo.
Lo sciopero è uno strumento che abbiamo reinventato per contestare e distruggere la trama delle violenze contro di noi. Lo sciopero ci consente di cartografare le nuove forme coloniali e imperiali di potere che si esercitano contro le nostre economie e i territori in cui viviamo. Lo sciopero ci chiama a fare inchiesta, ad attivare le resistenze e le disobbedienze, la produzione di forme di vita alternative e di corpi ribelli.
Ci convochiamo tutte, donne, lesbiche, trans e corpi femminilizzati del mondo, per propagare il virus dell’insubordinazione. Ci convochiamo nuovamente con una misura di forza e un grido comune per il prossimo 8 marzo del 2018: noi scioperiamo.
¡Ni Una Menos, Vivas Nos Queremos!

Non Una di Meno! Ci vogliamo vive !
Buenos Aires, 15 novembre 2017”

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