Xennial Tunnel – Bad Religion, Suffer (by Reic)

Articolo originariamente pubblicato su BURRO, rivista periodica e autoprodotta in collaborazione tra Grotta Rossa Spazio Pubblico Autogestito e TRAUM/A/FEST – Fumetti di Contrabbando.
Il primo numero, uscito a febbraio 2021, è in vendita su https://grottarossa.bigcartel.com/

BAD RELIGION – SUFFER (Epitaph, 1988)
“Un kit di sopravvivenza per ogni realtà apocalittica”

La copertina di “Suffer” vede un ragazzino che va in fiamme in un tipico suburbio americano. “Quella immagine sembrava catturare simultaneamente la rabbia, la mancanza di potere, la sfida proprie della mia adolescenza”- Greg Graffin
Nel corso degli anni ’80 la presidenza Reagan aveva compattato il vasto underground musicale fino a delineare una sola scena fatta di tante realtà sparse negli stati federali. L’anno in cui esce “Suffer”, il 1988, è l’anno di passaggio tra la presidenza Reagan e quella di George Bush senior. La prima Guerra del Golfo è alle porte. Ma le parole di “Suffer” hanno ancora un impatto nell’attualità?
You Are (The Government) è l’inno di un ideale che esprime un concetto che sembra passato, ma che paradossalmente è molto radicato nella cultura americana: l’individuo può fare la differenza. Nella storia americana l’individuo, il Popolo, che viene citato nella prima riga della Costituzione, ha un valore centrale e ha la possibilità di cambiare lo stato delle cose (pensiamo solo a Black Lives Matter).
1,000 More Fools usa formule tipiche della retorica religiosa per parlare di masse ossequiose e beate nel loro sonno, pacificamente ingannate ogni giorno.
How Much Is Enough si dirige all’avarizia e l’avidità. Perché dobbiamo nascere se siamo ingannati ogni giorno, quanto dobbiamo sopportare prima di autoeliminarci?
When? È un ragionamento sul trovare un senso nelle cose. Come fare funzionare la realtà che ci circonda. La risposta non è in un comportamento egoistico-edonistico. Contro questo ideale la risposta è autoconservarsi: non vi darò me stesso, non vi darò nulla (I give you me, I give you Nothing).
Land of Competition. Gli influencer hanno una storia che viene da lontano. Tu in basso devi scimmiottare quelli che “hanno tutto”. Invece il brano è stato scritto nel 1988, ma il meccanismo di competizione sociale rimane lo stesso, tra persone che filtrano la realtà attraverso schermi blu e che si sentono felici quando sono vestiti e appaiono in un certo modo.
Forbidden Beat è invece una riflessione sulle dipendenze, senza retoriche né moralismi, nel tipico stile dei Bad Religion, che hanno sempre ribadito con forza il loro carattere non dogmatico. Il ritmo proibito è l’eroina, e il testo autobiografico è stato scritto da Brett Gurewitz.
Best For You insieme a Give You Nothing e Do What You Want forma il trittico dei brani sull’anarchia, intesa come autodeterminazione dell’individuo fuori dalle regole e dalla pressioni sociali. Tutti sanno cosa e meglio per te, ma tu lo sai?
La title track, che nella versione album apre il secondo lato, è altrettanto simbolica. Così come You Are (The Government), Suffer è una canzone di protesta che potrebbe tranquillamente provenire dalla tradizione folk. Suffer mette in luce il divario tra chi ha molto e chi non ha nulla, tra l’uomo e la macchina, racconta di come il cerchio della sofferenza del genere umano sembri destinato a non spezzarsi mai.
Tutto il secondo lato si concentra su una lunga riflessione esistenziale sempre in bilico tra la distopia e alcuni concetti scientifici. In Delirium of Disorder si fa riferimento al Caos come forza che regola la vita, ma nonostante questo prevale l’istinto di sopravvivenza (La Vita è il setaccio attraverso cui scola la mia Anarchia/Si risolve in opere/Il caos è la partitura su cui è scritta la realtà).
Part II (The Numbers Game) è una stoccata alle politiche di dominio mondiale statunitensi, tema che poi verrà riproposto in un classico come American Jesus, dell’album Recipe for Hate (1993).
What Can You Do? È di nuovo una dichiarazione di indipendenza personale contrapposta alle pressioni sociali che si basano sulla competizione tra simili.
La riflessione iniziata in Delirium of Disorder continua in Part IV (The Index Fossil): il fossile guida saremo noi quando ci saremo estinti, perché nonostante tutta la potenza e l’arroganza rimaniamo esseri umani destinati a lasciare posto a qualcos’altro, come ci insegna la storia del nostro pianeta. Con uno sguardo lucido e stremato arriviamo alla fine con Pessimistic Lines. Nessuno vuol pensare alla fine. Ci sono montagne di bugie, mentitori professionisti, la gioventù, le news della sera a distrarci. Ma tutto questo non ci assolverà.
“Suffer” si muove quindi su tre assi: l’anti-autorità, la relazione a doppio filo tra il puritanesimo e il capitalismo, e infine l’autodeterminazione dell’individuo. Anche a trent’anni dall’uscita rimane un ceffone in pieno volto, un kit di sopravvivenza per ogni epoca.

REIC


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
– Steven Blush, American Punk Hardcore. Una storia tribale, Shake Edizioni, Milano, 2007
– Greg Graffin, Steve Olson, Anarchy Evolution: faith, science and bad religion in a world without god, Harper Collins, New York, 2010
Pagina ufficiale dell’album dal sito dei Bad Religion

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