Babis, la Repubblica Ceca, il Visegrád e l’Unione Europea

Posted on Ott 22, 2017


Con la vittoria di Andrej Babis alle elezioni ceche (milionario e islamofobo; proprietario di un gruppo editoriale, di aziende e reti televisive; indagato per frode), i quattro paesi di Visegrád (Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria) sono ora allineati ufficialmente in un asse nazional-populista che guarda sorridente all’estrema destra anti-Ue. Il partito di Babis, l’Ano (Azione dei Cittadini Insoddisfatti, in italiano), è essenzialmente anti-establishment e fortemente avverso a Bruxelles per quanto riguarda la questione dei migranti.

Esattamente la stessa linea politica che a Budapest e Varsavia viene portata avanti rispettivamente da Viktor Orbán e da Beata Szydlo. In Ungheria, il Fidesz di Orbán si adopera per il muro anti-migranti sul confine e per il rifiuto di un numero irrisorio di richiedenti asilo, mentre in Polonia la vexata quaestio è sulle riforme europee del diritto giudiziario che, secondo Szydlo e i suoi conservatori di Diritto e Giustizia (Pis), ne minerebbe l’indipendenza.
Le possibilità ungare sono: combattere all’interno del Ppe europeo per una maggiore libertà e indipendenza degli stati-nazione; creare un’internazionale populista con l’estrema destra dell’est europeo; uscire dall’Unione Europea. Possibilità quest’ultima in realtà poco paventata, soprattutto per gli ingenti finanziamenti che da Bruxelles andranno nelle casse di Budapest (25 miliardi dal 2014 al 2020).
Per Varsavia (86 miliardi da 2014 al 2020) la situazione è diversa e, più che di un’uscita della Polonia dall’Unione Europea, si parla di un’uscita dell’Unione Europea dalla Polonia, nella prospettiva che in futuro gli interventi internazionali in terra polacca andranno via via diminuendo.

Intanto Babis in Repubblica Ceca, segue la «linea Orbán» dell’«Ungheria ungherese in un’Europa europea», ovviamente in chiave ceca. E in un’ennesima débâcle della sinistra europea, il capo di stato ceco Milos Zeman dichiara – più volte – di concedergli la formazione del governo pure se Babis dovesse trovarsi in prigione.
E, vista la denuncia (e le indagini in corso) per frode verso fondi europei, la cosa non dovrebbe essere difficile, se non fosse per i privilegi e le protezioni degne del Cavaliere o del tycoon statunitense.

La situazione futura non si prospetta piacevole, ma ci si augura che Bruxelles, la sinistra europea del gruppo Gue/Ngl e l’Europa democratica tutta, sappiano tenere testa a questi rigurgiti fascio-razzisti dell’est europeo.
E anche noi diamoci da fare e rimbocchiamoci le maniche, studiamo e formiamoci, altrimenti finiremo a votare – e a far trionfare – un altro insulso referendum indipendentista italiano.

Francesco Gualdi