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Serata per Ulmino

Serata per Ulmino


Posted By on Apr 23, 2017

Serata per Ulmino

 

Serata per Ulmino

 

Sabato 13 maggio, ore 20:00
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/821474418007788/

 

Scaldate i motori perché a questo appuntamento vi vogliamo belli carichi! La location è sempre la Grotta Rossa, spazio grande dentro e fuori, bar, divani ecc ma stavolta niente tavolate e posti assegnati: a sto giro si balla e si canta (e ci si siede dove e con chi si vuole) con Michel DJ Lagnaz, musica anni 70-80-90 e karaoke! Naturalmente non mancherà il ricco buffet vegano, per tenervi su fra un ballo e l’altro. TUTTO il ricavato come sempre andrà al Rifugio di Ulmino, oasi di pace e di serenità per animali che nella vita hanno visto il peggio. Offerta minima 15 euro, prenotazioni entro giovedì 11 maggio al 339.8263541 o con messaggio privato ad AnimalFreedom.

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Ispidi Ronzii

Ispidi Ronzii


Posted By on Apr 23, 2017

Ispidi Ronzii

 

Ispidi Ronzii – Live at Grotta Rossa

 
Sabato 6 maggio, ore 20:00
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/352689438461810/

 

Ingresso 5€
Inizio concerti 20:30

Live set:
BeastMasters – Grunge da Rimini

Arya – Italy – Prog Metal da Rimini

Sons Of Napalm – Grunge da Bellaria

Solaris – Noise Rock da Cesena

Kimono Lights – Shoegaze da Ravenna

Sfogati
Sfoga le tue emozioni,
concediti le tue emozioni
colpendomi in faccia.
Voglio perdere
Sangue
su sangue.
Le tue parole,
si mischiano ai colpi
e al sangue,
sembrano ronzii,
ispidi ronzii.

Adolescenti perduti, il 6 maggio è il punto di ritrovo. Il Grotta Rossa diventerà il focolare nel quale si gettano le falene in un impeto di emozioni. Diventerà il cimitero, la fossa comune di tutte le nostre esigenze. E come il tuono che silenzia la pioggia battente, il 6 maggio violenterà il calendario. Vi aspettiamo là, siamo il vostro destino. Vi preghiamo di portare quante più emozioni possibili, per farne una fossa comune tutti insieme.

Comunicazione di servizio: il messaggio sovrastante non rispecchia necessariamente il pensiero dei Solaris

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Corso di inglese base per viaggiatori

Corso di inglese base per viaggiatori


Posted By on Apr 23, 2017

Corso inglese base

 

Corso di inglese base per viaggiatori – Presentazione gratuita

 
Giovedì 4 maggio, ore 20:30
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/155494498313054/
 
Il corso è rivolto a coloro che intendono apprendere le basi della lingua inglese (corrispondenti ai livelli A1/A2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per la conoscenza delle lingue) applicate alla conversazione in particolare in contesti di viaggio (aeroporto, alberghi, visitare e muoversi per la città, ecc.) tramite attività pratiche volte all’apprendimento attivo della lingua.

Orario del corso: Martedì e Giovedì dalle 20:30 alle 22:00
Durata: 10 lezioni (dal 9 Maggio all’8 Giugno)
Il corso si svolgerà solo al raggiungimento del numero minimo di 6 partecipanti.

Per info su costi e altri dettagli potete contattarmi

via mail: martina.studioinglese@gmail.com
oppure al numero 3332724069

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Nemici Politici_Pubblici Nemici

 

Nemici Politici_Pubblici Nemici // Incontro con l’autore

 
Mercoledì 3 maggio, ore 20:00
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/287348931715708/

 

dalle ore 20.00 con Aperitivo Vegan
Presentazione del libro: “Nemici Politici_Pubblici Nemici”

dialogano:
Giuseppe Giusva Ricci [Autore]
Pierpaolo Capovilla [Prefatore]
Loretta Nucci [Prof.ssa Filosofia e Storia]

introduce e modera:
Maria Silvia Riccio

 

•Opera:
“Scrivo nel tentativo di difendere il mio Paese dagli impostori che spesso abitano i suoi governi”
Così apre la sua introduzione Giuseppe “Giusva” Ricci, per non lasciare dubbi sui contenuti di questo libro, che partono dalla constatazione dello smottamento dell’origine Nobile della Politica e del fallimento del cosiddetto Sistema Democratico, fino ad approdare alla sconfessione del suffragio universale.
La distruzione della fiducia del cittadino nel Sistema e la sua disaffezione ai meccanismi democratici sono stati provocati da una ben determinata categoria di persone e poteri: i NEMICI POLITICI. Ossia tutti quei soggetti che, trasformando “nobili” ideologie in imposture e pur avendo il mandato popolare per governare il paese, sfruttano la loro posizione per tornaconto e per mantenere lo status quo; che è in ultimo un coagulo di diversi MODERNI FASCISMI che implicano direttamente la Fine della Società, condizione a sua volta caratterizzata da vari fenomeni peculiari indagati (Erotocrazia, la Distruzione delle Gioventù, Caos Informativo, Recessione Culturale, ecc.)
La Società non esiste più. È il tempo della non-Società la cui cifra è il degrado crescente e la precarietà materiale ed esistenziale. I responsabili sono i NEMICI POLITICI degli ultimi trent’anni almeno, personaggi sadici, inetti, profittatori che delle necessità di pace e benessere e del bisogno di speranza in un futuro migliore – cui il consorzio umano anela – hanno fatto strumenti di controllo e di dominio. Frustrando le stesse necessità “popolari” hanno instaurato un Caos da gestire, una catastrofe sociale impostata sull’iperindividualismo sfociato nell’ormai totale assenza di interesse nel perseguimento del bene comune. Il Post-Berlusconismo, il Dalemismo, il Renzismo, il Grillismo; sono tutti fenomeni socio-politici implicati nel circolo vizioso che ha condotto alla Fine della Società e alla condizione di astensione generalizzata che si concreta tramite il rassegnato disimpegno politico da parte di importanti strati sociali; rendendo “facile” il Dominio dei Moderni Fascismi.
“Come è stato possibile? Come può essere possibile un tale offuscamento della coscienza storica e politica nella società contemporanea?
NEMICI POLITICI, contro-narrazione efficace e appassionata. Analisi politicamente scorretta ma terribilmente chiara, che getta un po’ di luce nell’oscuro caos dei nostri giorni.

Dalla prefazione di Pierpaolo Capovilla (Il Teatro degli Orrori)


•Autore:
Giuseppe ‘Giusva’ Ricci è un sociologo cresciuto assieme a quella che definisce Mediaset-Generation. L’esordio del 2003 con il primo saggio, “La Teledittatura: Il Berlusconismo. Neocivilizzazione sociale e consenso politico” per i tipi di Kaos Edizioni attira l’attenzione di giornalisti “liberi” [C.Augias e G.Valentini], e diventa un testo pluricitato dai tanti sociologi, politologi, giornalisti e ricercatori universitari che in Italia come all’estero, su tutti Stati Uniti e Francia, da allora provano a spiegare quel che succede nel nostro paese. Segnalato al 106th Annual Meeting of the American Political Science Association Conference Group [Washington Dc], Ricci, dopo una lunga incursione nel romanzo di denuncia con “Amarkord” (2005), “Caos amore caos” (2007) e “Sbranando Dio” (2014), torna con il saggio “Nemici Politici_Pubblici Nemici”.

https://www.facebook.com/akaPubbliciNemici/
https://www.facebook.com/giuseppe.ricci.9231

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referendum turco

 

Il referendum turco divide la società e i partiti

 

Intervista al giornalista e videomaker Murat Cinar
in vista della consultazione referendaria del 16 aprile.

 

Il prossimo sedici aprile, il popolo turco sarà chiamato a confermare con un “Evet” (Sì), o a respingere con un “Hayır” (No) la riforma costituzionale recentemente approvata dal Parlamento e fortemente voluta dal Presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdoğan.

La riforma, che emenderebbe 18 articoli della costituzione, mira a modificare la forma di governo in chiave presidenzialista, riducendo il potere della Grande Assemblea Nazionale (il Parlamento turco) e rafforzando enormemente la figura del Presidente della Repubblica.

I principali cambiamenti riguardano la composizione del Parlamento, il ruolo del Presidente ella Repubblica e i suoi poteri e l’apparato giudiziario. È previsto, infatti, un aumento dei seggi nella Grande Assemblea Nazionale da 550 a 600, la cui elezione avverrebbe ogni 5 anni in concomitanza con le elezioni presidenziali. Decade la figura del Capo del Governo, che coinciderebbe con il Presidente della Repubblica, non più obbligato a interrompere la sua appartenenza ad un partito politico. Inoltre, questo acquisisce il potere di nomina e rimozione di ministri e vicepresidente, oltre alla possibilità di emettere decreti esecutivi.

Per quanto riguarda il potere giudiziario, la riforma riduce il numero dei giudici della Corte costituzionale da 17 a 15 (dei quali 12 nominati dal Parlamento e 3 dal Presidente), rendendo, inoltre, il controllo presidenziale sia sulla Corte che sul Consiglio Superiore dei Giudici e dei Pubblici Ministeri, ancora più stringente.

Murat Cinar è un giornalista e video-maker turco, ma residente in Italia da 16 anni, collaboratore dell’agenzia internazionale “Pressenza” e autore del libro “Una guida per comprendere la storia contemporanea della Turchia” (edizioni Simple, 2016). Lo abbiamo raggiunto al telefono mentre percorreva in bicicletta le vie di Torino per porgli qualche domanda sull’imminente consultazione referendaria.

Mancano meno di due settimane al sedici aprile e dagli ultimi sondaggi sembra che il “No” sia in leggero vantaggio. Qual è la tua percezione a riguardo?

Dipende da quali sondaggi usi come riferimento: molti di questi sondaggi sono prodotti da aziende vicine al governo, l’hanno fatto anche prima delle elezioni nazionali del sette giugno e del primo novembre 2015. Nonostante questo, la mia percezione è che per il momento siamo fifty-fifty. Questo, però, potrebbe cambiare se quella fetta del 10-15% di elettori indecisi prendessero una posizione chiara, oppure andassero semplicemente a votare. Poi, vedremo se ci sarà un colpo di scena all’ultimo momento

Si è parlato molto delle prospettive per il paese in caso di vittoria del “Sì”, si sono analizzati meno i possibili sviluppi che potrebbero seguire una vittoria del “No”. Cosa comporterebbe un esito negativo del referendum per Erdoğan?

Pochi giorni fa, un giornalista ha chiesto al Presidente della Repubblica se pensasse a delle dimissioni in caso di sconfitta. Questa è una domanda che non era mai stata posta fino ad allora. Lui ha risposto dicendo che in ogni caso avrebbe mantenuto la sua carica fino al 2019. Molto probabilmente non si dimetterà, se poi una vittoria del “No” porterà ad un rimpasto di governo o alle dimissioni dell’esecutivo, questo è un altro discorso. Questo è un referendum che si concentra molto sul ruolo del Presidente della Repubblica che, secondo la costituzione turca, è una figura apartitica. Erdoğan ha impostato tutta la campagna referendaria attorno alla sua persona, configurandola come una sua sfida personale. Inoltre, essendo anche il leader dell’AKP, questa è una sfida anche per il suo partito. Erdoğan ha sempre affermato che nel suo cuore c’è solo un partito; con questo cambiamento costituzionale il Presidente della Repubblica sarebbe formalmente legato ad un partito. Per questo motivo il referendum è anche la sfida del partito al governo e, seppur indirettamente, del governo stesso.

Non bisogna dimenticarci poi che siamo davanti a una realtà politica-partitica che non ha quasi mai perso le elezioni in 15 anni. L’unica volta che ha perso, il sette giugno (elezioni del 2015 che hanno visto l’AKP perdere la maggioranza assoluta, costringendo ad indire nuove elezioni per il novembre dello stesso anno, e l’ingresso del partito filo-curdo HDP in parlamento, ndr), abbiamo visto come è diventato il paese. Quello che è successo nel paese è avvenuto anche all’interno dell’AKP: sono state fatte minacce e ritorsioni sia nei confronti dei piccoli iscritti che dei ministri. Una seconda sconfitta potrebbe teoricamente portare alla sfasciatura dell’AKP. Oltretutto, con il tentativo di colpo di stato del quindici luglio, c’è stata una pulizia enorme nei confronti dei seguaci di Fethullah Gülen all’intero di tutti gli apparati statali. All’interno del partito del Presidente, invece, non c’è stata nessuna epurazione, nonostante sia risaputo che vi militano molti di gulenisti. Soltanto un parlamentare dell’AKP, l’ex calciatore del Toro Hakan Şükür, raggiunto da un ordine di arresto, è dovuto scappare in America. Una sconfitta referendaria potrebbe portare il partito allo sfascio, oppure potrebbe costringerlo ad un rinnovamento. L’ultima possibilità, e anche di questo non mi stupirei, è che potrebbero comportarsi come se non fosse successo niente. Attualmente stiamo vivendo sotto lo stato di emergenza e, sebbene sulla carta non sia così, in pratica il paese è amministrato dal Presidente della Repubblica. Erdoğan potrebbe quindi decidere di estendere ad oltranza lo stato di emergenza e continuare a governare a forza di decreti presidenziali. Questo fino a che la Corte Costituzionale non tira fuori i muscoli e decide di fare qualcosa. Purtroppo, abbiamo visto che, a seguito delle maxi-inchieste del 2014, tanti giudici e pubblici ministeri che hanno tentato di opporsi al Presidente sono stati esiliati, zittiti o incarcerati.

Quindi questo referendum ha creato non solo divisioni all’interno della società turca ma anche all’interno dell’AKP.

Assolutamente. Se non apertamente tra i parlamentari, sicuramente tra i giornalisti. Anche tra i giornalisti più vicini al governo ci sono molti dubbiosi, soprattutto sul fatto che questo non sia un referendum per democratizzare il paese, ma per cercare di concentrare il potere su un’unica persona. Testate filo-governative come “Hurriyet”, “Sabah”, “Yeni Safak” o “Yeni Akit” sembrano voler avvertire i loro leader: “State esagerando”.

Dall’altra parte di sicuro c’è dentro al partito un opposizione invisibile. Ora c’è una crociata prima di tutto nei confronti di Gülen, e una, più in generale, nei confronti di tutti gli oppositori del Presidente della Repubblica. Quindi, fare parte della minoranza interna all’AKP è la peggior posizione possibile. Non ti lasciano vivo. Non c’è poi solo l’opposizione gulenista, ci sono anche persone che hanno fortemente creduto nel progetto dell’AKP e ora si sentono deluse; altre che sono entrate all’interno del partito per puro opportunismo e ora si sentono sotto pressione a causa della svolta ultranazionalista e vorrebbero quindi ritornare a toni più pacati. Questa svolta patriottica è evidente se si considera l’appoggio che il governo ha ricevuto dall’MHP, il partito nazionalista di estrema destra.

A questo proposito, l’MHP sembra aver avuto un percorso politico piuttosto schizofrenico, da strenui oppositori di Erdoğan durante la campagna presidenziale del 2014 a promotori del “Sì”, mentre il loro elettorato sembra non essere unanimemente concorde nel sostegno da Erdoğan. A cosa è dovuto questo cambio di rotta?

Dopo questo referendum non ci sarà più un partito come l’MHP. Questo è il suicidio dell’MHP. Non è chiaro perché un uomo così fissato con il ruolo che aveva il suo partito come Devlet Bahçeli (leader del Milliyetçi Hareket Partisi dal 1997, ndr) abbia deciso di suicidarsi così. Le possibilità sono tre: o ha fatto un accordo molto conveniente con Erdoğan, o è stato obbligato a scendere a compromessi con l’AKP. La terza opzione è che il suo nazionalismo sia aumentato esponenzialmente e che quindi questa sia una posizione per salvaguardare lo stato in un momento particolarmente difficile a causa delle minacce interne ed esterne. Un’alleanza tra nazionalisti e un partito conservatore o di centro-destra, non è di certo una novità né per la Turchia né a livello internazionale.

In Turchia il dibattito politico è sempre molto acceso e le posizioni dei partiti sono polarizzate, così come il loro elettorato. In una recente intervista Kılıçdaroğlu, leader del partito kemalista CHP, ha messo in guardia l’elettorato rispetto al fatto che, in caso di vittoria del “Sì” al referendum, tre milioni di siriani acquisirebbero la cittadinanza turca. Per quale motivo il leader di un partito che dovrebbe essere di centro-sinistra ed erede della tradizione repubblicana, fa’ questo tipo di dichiarazioni xenofobe?

Kılıçdaroğlu è un altro motivo per il quale Erdoğan vince in continuazione. Che cosa vuol dire questa uscita? Con quali prove fai certe affermazioni? Sta cercando di giocarsi la carta dei turchi bianchi (li membri della classe media urbana, ndr), terrorizzati dalla presenza dell’immigrato. Non teme di sfruttare la paura di alcune categorie nei confronti degli immigrati pur di ottenere il risultato. Oltretutto, secondo la legge internazionale, se questi immigrati hanno diritto alla cittadinanza, questa non gli può essere negata, indipendentemente dal loro numero o dal fatto che queste persone possano rappresentare un bacino elettorale per l’AKP. Inoltre, questo atteggiamento colpisce quel senso di carità e fraternità che c’è in una parte della società turca, quella parte di società che vede i siriani come nostri vicini musulmani reduci da una guerra. Kılıçdaroğlu dovrebbe rendersi conto che, sebbene in molti si comportino malissimo nei confronti dei siriani, molti altri li sentono molto vicini a loro e per loro non sarebbe un problema se questi ottenessero la cittadinanza. Non siamo molto lontani da discorsi tipo: “Vi ruberanno il lavoro, le donne, la casa”. I soliti discorsi fascistoidi che sentiamo in Italia. Se Erdoğan vincerà questo referendum, sarà anche causa della incompetenza di Kılıçdaroğlu: un kemalista alevita (una branca dell’Islam che conta 10 milioni di seguaci in Turchia, ndr) che non riconosce il genocidio degli aleviti. Pochi giorni fa Erdoğan ha fatto un intervista alla CNN turca sottolineando come lui da tempo abbia chiesto scusa a questa minoranza per il genocidio subito, al contrario del leader dell’opposizione. Come dargli torto? Da ciò si capisce che, ci piaccia o no, Erdoğan è un progetto politico ed economico eccellente, che funziona ottimamente in questo territorio, in questa realtà storica. Kılıçdaroğlu è un progetto fallito, neanche social-democratico. La Turchia avrebbe estremo bisogno di un partito centrista decente perché, dato che non c’è un partito di centro decente, tutto il dibattito si spinge verso la destra estrema. Con un partito del genere, i partiti più radicali si sentirebbero obbligati a cambiare parola d’ordine, a rimettersi in gioco.

Andrea Maioli

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